Rassegna storiografica sui fenomeni migratori a lungo raggio in Italia. Dal basso medioevo al secondo dopoguerra
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Questa rassegna storiografica sui fenomeni migratori italiani a lungo raggio trae origine da un significativo incontro dell’ambito nazionale di ricerca sulla tematica migratoria con iniziative scientifiche maturate in sede internazionale. (…) Dalla rassegna di Pizzorusso e Sanfilippo alcuni profili e alcune pro blematiche emergono con maggiore nettezza, penso in particolare ad alcuni percorsi territoriali e ad alcune valenze professionali delle migrazioni d’ancien régime. Altri aspetti sono più in ombra oppure si ha di essi conoscenza più approfondita solo per territori ridotti: si pensi alla problematica delle strategie familiari nel quadro migratorio con i suoi complessi connotati individuali e collettivi; si pensi alla lettura del valore economico dei processi migratori, in un’ottica micro e macro-sociale. (Eugenio Sonnino)
5 – PRESENTAZIONE di Eugenio Sonnino
9 – PREMESSA
11 – I IL PERIODO BASSO MEDIEVALE E MODER NO: SECOLI XV-XVIII
11 – 1. Linee di tendenza del fenomeno migratorio: ipotesi di lavoro
19 – 2. Due zone di emigrazione (Corsica e Lombardia)
24 – 3. Due zone d’immigrazione (Sicilia e Italia adriatica)
28 – 4. Un caso di mobilità montagna-pianura (Piemonte-Liguria-Provenza)
30 – 5. L’evoluzione tra Cinque e Seicento
34 – 6. Il Settecento: elementi di mutamento e di continuità
38 – 7. La presenza italiana “fuori d’Italia” nell’età moderna
47 – Bibliografia: Parte prima . . . . .
69 – II. DALL’ETA’ NAPOLEONICA AL SECONDO DOPOGUERRA
69 – 1. La scansione del periodo: ipotesi di lavoro
73 – 2 . Dalla fine del Settecento all’Unità d’Italia
79 – 3. Dalla grande emigrazione al secondo dopoguerra: una prospettiva generale
88 – 4. Alcuni problemi storiografici
107 – Bibliografia: Parte seconda
131 – III. LE TRASFORMAZIONI DEL FENOMENO MIGRATORIO IN TRE AREE REGIONALI (PIEMONTE-LIGURIA , VENETO, SICILIA)
132 – 1. L’area, ligure-piemontese
147 – 2. Il Veneto e il Friuli 147
155 – 3. La Sicilia
161 – 4. Conclusioni
167 – Bibliografia: Parte terza